Il concetto di condividere e il cambiamento della comunicazione

Se cerchiamo la parola “condividere” nel vocabolario, la definizione che ne esce è quella di dividere con altre persone tempo, cose ed opinioni, in loro presenza.

Siamo però giunti ad un punto della storia in cui se sentiamo tale parola, la prima cosa che ci viene in mente sono i social network, dove il significato di condividere assume un significato apparentemente uguale ma del tutto differente a livello sociale.

Molti persone penseranno quindi che se il concetto di condividere tra persone presenti e condividere interattivamente è simile, perché spendere un intero articolo sull’argomento? Il quesito che dovremmo porci però, non è tanto questo, quanto domandarci cosa cambia a livello umano.

È provato che le relazioni di qualsiasi genere che si intrattengono ormai quotidianamente in internet, stanno abbassando gravemente la capacità di instaurare contatti tra persone in maniera sempre più percepibile.

Capita spesso di doverci spostare nella città con mezzi pubblici per evitare il traffico ed arrivare in tempo ai vari appuntamenti. Ci si potrebbe divertire tenendo il proprio smartphone comodo nella tasca dei pantaloni per osservare la gente presente nel bus o nei vagoni della metro. La scena che ci troveremo difronte è proprio quella di una schiera di persone, sedute o in piedi, con la testa china a fissare il proprio smartphone, ignari di tutto quello che accade intorno a se, molto spesso saltano la loro fermata.

Questa abitudine però senza rendercene conto, sta modificando il nostro modo di essere e di ragionare, diventiamo sempre più individualisti, sempre più cinici e indifferenti nei confronti del prossimo e questo lo si può notare semplicemente riflettendo ogni volta che vediamo video in cui le persone riprendono altre persone, nei momenti in cui piuttosto di un video ricordo, preferirebbero essere aiutati, video che hanno come scopo ultimo quello di essere postati e “condivisi”.

La condivisione oggi non è più qualcosa di cui discutere, di cui parlare e riflettere, è diventato semplicemente un mezzo per avere notorietà, perché fondamentalmente anche se lo si tende a negare è solo per questo motivo che si compie tale azione. Questo oltre ad allontanarci dal prossimo, causa difetto anche nei confronti di noi stessi, poiché più basso è il livello di attenzione, più alto è il pericolo, come ad esempio essere derubati in metro, fare incidenti in auto (cosa che aumenta purtroppo sempre di più) e così via.

Questo è quello che accade quotidianamente alle persone adulte, che da anni ormai hanno curiosato nel mondo tecnologico a cui fino a qualche anno prima non appartenevano e un po’ per curiosità, un po’ per “necessità”, hanno teso a modificare inconsapevolmente le proprie abitudini. Il problema è che se volessimo, potremmo semplicemente, con il ricordo dei tempi che furono, riflettere su come abbiamo permesso a tutte queste comodità di prendere il sopravvento sulla nostra intera vita, per riuscire a fuggire da questo male che ci sta cuocendo a fuoco lento, rendendoci sempre più facilmente persuadibili a fattori esterni.

La cosa preoccupante infatti è la certezza che tutto questo aumenti con le nuove generazioni. Nel bene o nel male, nel corso del tempo, noi adulti ci siamo immersi in questo mondo, a differenza dei bambini che in questo mondo a portata di mano ci sono nati. Gli adulti del futuro molto probabilmente non conosceranno mai il bello di una conversazione al bar, il vero altruismo o la sensazione di un gesto carino nei confronti di una persona. È spaventoso pensare che tra qualche decennio la tecnologia sarà andata avanti a tal punto da aver indotto il genere umano ad una mancanza di sensibilità tanto grande da annientare ogni logica ed arricchire l’individualismo che da sempre ha generato inquietudine e incertezza a causa del capitalismo, oggi più potente di quanto non lo sia stato nei primi del ‘900.

Zygmunt Bauman, sociologo nato il 19 novembre del 1925, scrisse nel 2000 un saggio intitolato Liquid Modernity, in cui parla dei cambiamenti della società da pesante a liquida, indicando con questo ultimo termine la società moderna che a differenza di quella pesante, impiega poche ore per effettuare spostamenti che prima richiedevano giorni di viaggio, o che per comunicare impiega pochi istanti rimanendo comodamente seduto. Probabilmente, se il dottor Bauman oggi fosse ancora vivo, definirebbe la modernità attuale gassosa, per rendere l’idea della velocità sempre più aumentata e della fumosa esperienza che ci regala.

Secondo le definizioni di Ricci e Zani nel 1983, la comunicazione è il processo tramite il quale si trasmettono e si ricevono determinate informazioni e ha bisogno di sei fattori:

  • chi produce il messaggio, emittente

  • un codice, ovvero il sistema tramite il quale viene prodotto il messaggio, es. la lingua

  • un messaggio, l’informazione da destinare

  • un contesto

  • un canale, tramite il quale viene trasmesso il messaggio

  • un ricevente o ascoltatore

La comunicazione può considerarsi completa non soltanto quando il messaggio viene destinato ma quando l’emittente riceve un feedback.

La comunicazione faccia a faccia

È stato il primo metodo tramite il quale venivano trasmesse le comunicazioni.

È lo strumento che coinvolge i soggetti nella totalità psico-fisica.

In questo contesto sono di fondamentale importanza le espressioni, le mimiche e gli atteggiamenti corporei, in sostanza il linguaggio non verbale.

Altri fattori importanti sono il Contesto e la Situazione.

Per contesto si intende lo spazio nel quale avviene la comunicazione e per situazione si intende la risultante di elementi che agiscono sull’evento comunicativo (di carattere sociale, psicologico, relazionale).

La comunicazione mediata

La scrittura ha portato un cambiamento significativo nella trasmissione di comunicazioni, separando l’oggetto della comunicazione e il soggetto, producendo scritti duraturi nel tempo consentendo lo sviluppo di pensieri filosofici e scientifici.

Con la carta 2000 anni fa, con la stampa nella metà del 1400, con l’introduzione della macchina da scrivere nella metà del ’800 e con il PC nel 1940-50.

Media sonori ed iconici

Tra ‘800 e ‘900 la stampa dovette far fronte alla concorrenza di nuovi metodi di mass-media come la radio, il cinema, la televisione.

La comunicazione mediata da computer CMC

Verso la fine degli anni ‘60 vennero create reti elettroniche di grandi dimensioni chiamate ARPNET, sviluppate dal dipartimento della difesa degli Stati Uniti.

A partire dagli anni ‘70 si diffuse il primo sistema di posta elettronica.

Si distinsero quindi due tipi di CMC, quella sincrona e asincrona:

  • è detta Sincrona la comunicazione che avviene in tempo reale dove sia il mittente che il ricevente sono contemporaneamente connessi alla stessa rete come ad esempio una comunicazione per telefono, in chat o una videoconferenza.

  • È detta Asincrona la comunicazione in cui i due soggetti non devono per forza essere contemporaneamente connessi, come ad esempio accade in comunicazioni scambiate tramite posta elettronica o mailing list.

Ovviamente gli effetti comportati da questo tipo di comunicazione possono avere aspetti negativi come ad esempio la riduzione di scambi comunicativi faccia a faccia aumentando la sensazione di isolamento, e del divario tra classi sociali.

È quindi evidente quanto tutte le constatazioni che possiamo fare oggi, sono state già in passato oggetto di studi sociologici da parte di scienziati che già allora prevedevano i grandi cambiamenti che determinate comodità, avrebbero portato a sfavore della comunicazione vera e reale.

Altro aspetto fondamentale dei problemi relazionali causati dalla tecnologia, è l’incapacità di rapportarsi con il prossimo. Purtroppo è inutile negarlo, tale capacità per essere efficiente deve essere costantemente allenata, come ad esempio la lettura, che se non viene adoperata perde fluidità e allo stesso tempo si pere sicurezza nel farlo, ed ecco che nel momento in cui ci si trova a leggere un testo in pubblico, si viene assaliti dalle ansie e si fanno figure sgradite. Se siamo abituati a intrattenere conversazioni mediate è ovvio che diventeremo sempre più incapaci di parlare con chi ci troviamo davanti magari durante un colloquio di lavoro, risultando inadatti e poco professionali.

Il concetto di condividere andrebbe quindi rivisto sotto molti aspetti, soprattutto dal punto di vista relazionale. Condividere significa “dividere con qualcuno” e non “dividere da qualcuno”.

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